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L'Italia è in un cul de sac(chetto)

Letto 665 volte Ultima modifica il Venerdì, 05 Gennaio 2018 13:30

 

Celebrare questo inizio 2018 con la prolungata indignazione popolare sulla questione sacchetti bio suona come un de profundis per questo Paese e per quanti, come noi, cercano di fare comunicazione in modo intelligente e critico, assennato e costruttivo.

Si sta conducendo una battaglia mediatica e una lotta di piazza su qualche euro in più all'anno che serve a non nuotare in un mare di spazzatura, e si passano tranquillamente sotto silenzio i rincari di inizio anno che, a conti fatti, costeranno in media, ad ogni famiglia italiana, 980 euro (fonte Adusbef).

Se l'agenda setting dei nostri media stabilisce così le priorità, o siamo di fronte a una mistificazione della realtà, a una comunicazione usata come arma di distrazione di massa, oppure assumiamo che l'informazione di massa è lo specchio della realtà sociale del Paese. Non sappiamo francamente quale opzione preferire.

Cosa dobbiamo aspettarci dai due mesi di campagna elettorale che ci separano dalle elezioni politiche? Quali abissi di insensatezza riusciremo a toccare? Come e quanto saranno accuratamente evitati i temi davvero cruciali per il Paese?

Quanto, di questo passo, informazione e comunicazione si renderanno complici della disaffezione (e dell'ignoranza) dell'opinione pubblica – e in particolare dei più giovani – verso la politica, la società, la comunità, la vita attiva e partecipativa alla quale tutti dovremmo essere chiamati per migliorare e gestire, tutelare e innovare la res publica?

 

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