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La plume en tue plus que la neige. C'est la satire

Letto 1232 volte Ultima modifica il Lunedì, 23 Gennaio 2017 10:43

Sono stato Charlie. Sono Charlie. Sarò Charlie: perché nessuno merita di essere preso a colpi di mitra per un'opinione, saggia o di cattivo gusto che sia.*


E se sono Charlie, avrò bene anche il diritto di criticare una vignetta satirica che ritengo di cattivo gusto. No? Oggi non mi indigna tanto la china di Charlie Hebdo, quanto i sostenitori della stessa, che in un ragionamento da intellighenzia ammuffita, per difendere i martiri della satira, attaccano i cialtroni – come il sottoscritto - che non capiscono.

Circola in Rete un'interpretazione per la quale la traduzione italiana della vignetta oggetto di tanto clamore, ne stravolge senso e significato: l'espressione “y en aura pas pour tout le monde” non significherebbe, come nel suo senso letterale, “non ce ne sarà per tutti”, riferendosi alla neve, ma sarebbe piuttosto un'espressione idiomatica francese il cui significato sarebbe meglio traducibile con un nostrano “chi tardi arriva, male alloggia”, esprimendo così una critica al ritardo dei soccorsi.

Bene. Assumo l'interpretazione come vera: mi fido degli esperti di umorismo e lingua francese, e di un vecchio adagio per il quale tradurre è sempre un po' tradire.

E tuttavia ancora non capisco come da ciò sia più facile, con acredine, dare addosso all'ignoranza degli italiani, anziché porre due questioni logiche e razionali:

  • dal 7 gennaio 2015, giorno dell'attentato alla sede di Charlie Hebdo, quest'ultimo non è più un piccolo giornaletto di satira ad uso e consumo di un certo pubblico francese, ma una realtà editoriale che suscita interesse e attenzione nel panorama internazionale. Dobbiamo quindi supporre, e per certi versi esigere, che la redazione di Charlie si interroghi sull'opportunità di un uso tanto specifico del proprio linguaggio e su come possa essere così drammaticamente frainteso;
  • quand'anche questa competenza e sensibilità di cui sopra manchi del tutto, non sarebbe opportuno che la direzione del giornale, viste le polemiche e l'indignazione popolare suscitate in Italia, intervenga per spiegare il fraintendimento? Se quella vignetta voleva (di volontà consapevole o per estensione) essere empatica con la popolazione italiana facendo satira piuttosto sulla macchina dei soccorsi, che senso avrebbe inimicarsi coloro i quali a quella vignetta avrebbero dovuto plaudire? E si fatica a credere che in Francia non arrivi perlomeno l'eco della nostra indignazione, visto che, a quanto pare, sui presunti ritardi dei nostri soccorsi, i cugini d'Oltralpe sono informatissimi.

Cari amici esperti di umorismi e francesismi, io posso anche credere alla vostra interpretazione; ma logica, buon senso e razionalità, non sono dalla vostra.

In cauda venenum, sono certo che saprete col vostro ardore libertario difendere, e con la vostra competenza linguistica al meglio tradurre e interpretarne la citazione, questa mia ultima chiosa umoristica, affinché Oltralpe possano ridere e non offendersi: la plume en tue plus que la neige.

Delle vignette di casa nostra che girano in Rete in risposta, dite loro soltanto: italians do it better.

AV

*l'articolo rispecchia esclusivamente il pensiero dell'Autore.

 

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